Venezuela, narcotraffico e deperimento dello Stato | Analisi geopolitica
Gli eventi del Venezuela rivelano come il conflitto tra il Nord ed il Sud del mondo sia essenzialmente “asimmetrico”.
Mentre gli Stati Uniti mantengono una superiorità tecnologica che permette loro di compiere operazioni come quella che ha portato alla cattura di Maduro, il narcotraffico prosegue attraverso gli infiniti canali che portano la droga dai terreni coltivati praticamente in tutta l’America Latina, ove si compie anche molto spesso la raffinazione, fino alle grandi metropoli dell’America Settentrionale.
Dove la droga trova un mercato vastissimo, favorito da un’estensione inarrestabile della dipendenza, che ormai non riguarda soltanto le classi sociali più ricche, ma anche le più povere.
A sua volta, l’acquisto di narcotici cresce in questo settore della popolazione di pari passo con l’emarginazione sociale, ma anche con l’abbassamento del prezzo di vendita, propiziato dall’immissione sul mercato di sempre nuovi prodotti, detti “sintetici”, ancora più micidiali per i consumatori rispetto a quelli “tradizionali”.
La dipendenza di milioni di persone dagli stupefacenti permette infine ai capi dei cosiddetti “Cartelli” non soltanto di arricchirsi, ma anche di accrescere il proprio potere di condizionamento nei confronti dei dirigenti politici, compresi i Capi di Stato.
Non sappiamo se Maduro fosse personalmente coinvolto in questo commercio.
Sappiamo però che il Presidente – al pari di tutti i suoi colleghi dell’America Latina – doveva tener conto di come la sopravvivenza di buona parte della popolazione dipendesse dai proventi della vendita all’estero della droga.
Si tratta di un modo, illegale ma comunque efficace, di riequilibrare la “Bilancia dei Pagamenti”, compensando la condizione di inferiorità in cui si trovano i Paesi del cosiddetto “Terzo Mondo”.
Maduro aveva commesso l’errore consistente nel dare una veste “ideologica” a questa prassi.
L’ingresso negli Stati Uniti della droga venezuelana non risulta però meno dannoso di quello della cosiddetta “roba” proveniente dagli altri Paesi produttori.
Rubio è soprannominato negli Stati Uniti “Narco Rubio”, essendo coinvolto – attraverso il cognato, appartenente alla mafia cubana di Miami (dove risiede anche il Presidente, che ha elevato la sua residenza privata al livello della Casa Bianca) – nel commercio all’ingrosso della droga.
Il Segretario di Stato è incaricato di guidare la transizione del Venezuela: che riguarda non già il passaggio dalla dittatura alla democrazia, bensì quello dall’alleanza con l’Iran e con Cuba all’alleanza con gli Stati Uniti, cui il mantenimento della struttura repressiva del regime di Chávez conviene.
Se infatti il problema consiste nel rifornirsi di petrolio, non lo si può importare da un Paese destabilizzato e in preda all’anarchia.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, quasi tutti gli Stati dell’America Latina erano governati da dittatori simpatizzanti di Hitler e di Mussolini, ma tutti quanti rifornirono gli Alleati delle loro materie prime.
Dopo il bombardamento atomico del Giappone, il generale MacArthur, divenuto lo “Shōgun bianco”, fece impiccare l’ammiraglio Tōjō, responsabile dell’attacco a Pearl Harbor, ma mantenne al suo posto tutta la classe dirigente imperiale, a cominciare dal “Tenno”, che aveva imposto la propria autorità quando si era trattato di imporre la resa.
Il Giappone doveva infatti essere inserito nella nuova alleanza anticomunista.
Lo stesso era avvenuto – a ben guardare – in Italia.
Liquidato Mussolini, l’apparato dello Stato, che era passato indenne da quello liberale a quello fascista, si inserì nelle nuove istituzioni della Repubblica.
Anche per ricostruire uno Stato tedesco si scelse la stessa strada.
Nel “Terzo Mondo” gli esempi sono ancora più numerosi.
Sadat, subentrato a Nasser, espulse dall’Egitto i sovietici e trasportò il suo Paese dal campo filocomunista a quello filoamericano, al punto di riappacificarsi con Israele.
Il Partito Unico rimase però lo stesso, e la rivoluzione che aveva abbattuto la monarchia di re Faruk non venne mai messa in discussione.
Il governo continuò anzi a considerarla come la fondazione e la giustificazione del proprio potere.
Ora i capi del Venezuela, cui conviene considerare Maduro come il classico capro espiatorio, attribuendogli l’origine dei dissapori con gli Stati Uniti, considerano anche vantaggioso vendere a Trump non solo il proprio petrolio, ma anche la propria droga, accettando naturalmente che il “tycoon” percepisca la propria tangente.
Il Presidente ha infatti dichiarato che quanto viene estratto in Venezuela verrà messo in vendita dagli Stati Uniti e che egli personalmente amministrerà il ricavato, a beneficio tanto del “popolo venezuelano” quanto del “popolo americano”, senza citare sé stesso.
L’operazione ricorda quella avvenuta per Gaza, che nella “seconda fase” – in realtà non ancora iniziata – diventerà un “resort”, essendo però lo stesso Trump incaricato di guidare l’organismo preposto all’operazione, non già – si badi – in qualità di Presidente, bensì “uti civis”, con il risultato di mantenere questa carica anche dopo la scadenza del mandato alla Casa Bianca.
Mentre il Presidente fa i suoi affari, il sindaco di New York, musulmano “radicale”, abroga le norme stabilite dal Comune per combattere l’antisemitismo, e il governatore della California dichiara di disapplicare le norme federali introdotte da Trump.
Mentre il potere imperiale si riafferma fuori dai confini, l’Unione si sfalda, come nel 1861, con la differenza che non c’è più nessun Lincoln capace di mobilitare l’esercito dell’Unione per restaurare un’unità statuale già venuta meno “de facto”.
Circola la notizia che siano sempre di più i cosiddetti “WASP” abbienti a lasciare le grandi città della costa orientale per stabilirsi nel Middle West, etnicamente omogeneo.
Anche gli italiani che se lo possono permettere vanno a stare nelle loro ville del Chianti o di zone ugualmente amene e tranquille.
Nel caso degli Stati Uniti prevalgono però ragioni non tanto personali, bensì “politiche” – in senso lato – in questa scelta, che si riassumono nel motto “Cuius regio, eius religio”.
Ogni giorno dieci ebrei francesi si trasferiscono in Israele.
La Francia perde esperienze, intelligenze e professionalità, mentre gli emigrati perdono una condizione sociale elevata per ricominciare la loro vita da zero.
Eppure lo Stato francese è guidato teoricamente da Macron, che non è certamente un musulmano “radicale”.
Il Presidente controlla però lo Stato, ma perde influenza sulla società, la quale tende ad autogovernarsi in base alle culture e alle identità ormai prevalenti dal punto di vista demografico.
Mentre il potere giudiziario toglie i figli ai genitori britannici che li educavano come dei Tarzan, non si preoccupa di scolarizzare i bambini dei “campi nomadi”, dove gli zingari li istruiscono nell’arte del borseggio.
I due inglesi d’Abruzzo non disponevano però di uno “Stato nello Stato”, mentre i “Sinti” ed i “Rom” ce l’hanno già.
Ad Imperia si svolgono quattro mercati ambulanti settimanali, sui quali la mafia magrebina esercita un potere assoluto.
I pochi venditori indigeni vivono letteralmente nella paura fisica di essere cacciati.
I vigili annonari si limitano ad esigere il plateatico e non conoscono nemmeno ciò che succede tra i banchi.
Scajola assomiglia caratterialmente a Trump.
È inutile sottolineare le analogie tra i due personaggi, tendenti tanto ad affermare il loro potere “contra legem” quanto a millantare laddove ciò non risulta possibile.
Come però il “Comandante in capo” non comanda più di fatto a New York, così il “Bassotto” non comanda più in piazza Doria, dove a volte si aggira per acquisti la signora Teresa.
Speriamo che riferisca al marito quanto vede.
Lo scollamento tra il potere pubblico e la realtà sociale riguarda però anche gli italiani.
Il nostro amico Antonio Marzocca, cacciato dal Mercato Coperto, vende i suoi prodotti a domicilio, non pagando più il plateatico e risultando “incapiente” per il Fisco.
Se Marzocca si affida al telefono, altri coltivatori annunciano “online” le disponibilità del giorno e ricevono sul “computer” le ordinazioni.
Questo fenomeno si definisce in diritto con il termine di “deperimento dello Stato”.
L’Impero Romano aveva delle legioni invincibili, come la “Delta Force”.
E come, si parva magnis componere licet, il corpo di polizia locale agli ordini del sindaco, il quale ne segue le gesta sullo schermo gigante installato nella “Situation Room” del Municipio, scimmiottando Trump, anche se in questo caso la cattura riguarda più modestamente i “portoghesi” della “Riviera Trasporti”.
Verrà però il giorno – andando avanti di questo passo – in cui non si potranno più pagare gli stipendi, né in America né ad Imperia, come già lascia intravedere la sostituzione dei vigili urbani con i “contractors” della “Vigile”, i quali non sono agenti di polizia amministrativa.
Il sindaco ignora che esiste il reato di “usurpazione di funzione pubblica”.
La signora segretaria comunale lo sa, ma tace.
E chi tace acconsente.